Io i giornali li leggo. So cosa succede, come ve la cavate. So che la vostra fervida immaginazione vi sta facendo credere che quello vero sia morto, e che un altro poco capace abbia preso il suo posto, uno che possieda una vita più impegnata o che non abbia voglia di rischiare troppo. So anche che non tutti la pensano così, e che qualcuno non viaggia con l’immaginazione e non mi dà per spacciato, o diverso.
backinblack.jpgSemplicemente, non ce la faccio. Il respiro si fa pesante, là dietro, e io non sono uno che riesce troppo a dividere le faccende personali da quelle “lavorative”. Capita spesso che passi i quarti d’ora su qualche balcone sconosciuto, con la maschera tirata sul naso, per fare esercizi di respirazione. E dopo non molto mi stufo, me ne voglio andare a casa anche se chiunque mi direbbe che saltare tra un lampione e l’altro aiuterebbe a non pensare. Certo, forse se dovessi ancora imparare. Ma ora ho una certa agilità e i miei movimenti sono quasi automatici, quindi il beneficio è scarso. Nemmeno guidare mi dà più gran modo di scaricare la tensione e i pensieri. E se proprio devo dirla tutta, “loro” non mi sembra abbiano più la consistenza di una volta. Forse perché le uso poco, non so. Le ante degli armadi le apro senza problemi, ma faccio fatica a fidarmi in altre occasioni. Non ci fermerei un treno, insomma. E’ anche per questo che i giornali dicono che sia morto.
Diciamo che mi sono preso una pausa dal mondo, dagli altri, e dalla mia vita. Ho congelato tutto attorno a me, e io cammino piano, a testa bassa. Pugni chiusi, e unghie che tagliano i palmi. Nessuna voglia di alzare un braccio e sentire un twip. Tanto, i giornali non li leggo.