Ci sono quelli?
Aprile 23, 2009
I portachiavi senza chiavi sono tristi. Sono più tristi delle solite cose che restano inutilizzate e non ottemperano ai loro scopi. Stanno lì, con il loro anellino che non serve proprio a nulla, e prendono polvere.
Ci sono quelli nati morti, che si ricevono come gadget, che forse nemmeno volevamo e possono essere sia molto carini che orrendi. Ci sono quelli che ci vengono regalati come souvenir da gente che va da qualche parte e, non sapendo cosa portarci come ricordo, si lancia sul banale. Peccato che oltre ai mazzi delle chiavi di casa, della macchina e di una terza cosa a caso, che saranno sicuramente già attrezzati con qualcosa di significativo, del suo pensierino non si sappia che fare. E il più delle volte nemmeno ci piace, così il suo destino è quello di diventare triste (sono sicuro che lo fosse già quando stava appeso nel suo espositore). Arrivando ad una categoria più importante, ci sono quelli regalati sì, ma da qualcuno d’importante; quello pensati. Quelli che rimpiazzano i portachiavi esistenti. Infine, ci sono quelli che compriamo noi, per noi. Non so che dire su questa categoria, perché non credo di averlo mai fatto.
Così mi ritrovo a far girare tra le dita questo piccolo orsacchiotto con le pezze, che ho deciso di lasciare attaccato alle mie chiavi anche se la persona che me l’ha dato non fa più parte della mia vita, non concretamente almeno. E’ bellissimo, come il primo giorno, anche se è un po’ sporco. Ricordo di averlo adorato dal primo momento. Non lo toglierò.
Oggi poi ho trovato un po’ di portachiavi che usavo nelle versioni precedenti delle mie chiavi di casa. Non mi va di parlarne però, perché i portachiavi senza chiavi sono tristi. Però ricordate: se andate da qualche parte, non compratemene. Probabilmente prenderanno polvere e basta.
I think I’m dumb
Aprile 14, 2009
brian. [The only thing I haven't done yet is die] scrive (14.29):
*è proprio un peccato non poter essere piccoli
*non essere ancora piccoli
*e avere ancora una vita intonsa da influenzare con gli errori, nostri e dei genitori.
*qui più si va avanti
*e più ci si ritrova con una “fucked up life”
*rovinata da sbagli, graffi, ammaccature e squarci
*e la si deve indossare ogni cazzo di mattina
*dovendo farlo piano, per evitare di infilare un dito in uno strappo e allargarlo ancora di più
*dovendo stare attenti a non fare movimenti di troppo per non aprire i tagli che già ci sono
*e cercando di portarla nel modo migliore in cui si riesce
*anche se in certi giorni è proprio scomoda e la si vorrebbe togliere e buttare per terra e provare a metterne una nuova
*una che ci faccia ritrovare con gli occhi aperti, spalancati, con un sorriso di stupore
*e non questo sguardo a mezz’asta
*e un’aria incerta e infelice.




