Rachel: What? What? Ross, you’re scaring me. What’s going on?

Ross: Okay, the thing is…

Rachel: Yeah?

Ross: Don’t go.

Rachel: What?

Ross: Please, please stay with me. I am so in love with you. Please, don’t go.

Rachel: Oh my God.

Ross: I know, I know. I shouldn’t have waited ’till now to say it, but I’m… That was stupid, okay? I’m sorry, but I’m telling you now. I love you. Do not get on this plane.

Gate attendant #2: Miss? Are you boarding the plane?

Ross: Hey, hey. I know you love me. I know you do.

Gate attendant #2: Miss?

Rachel: I – I have to get on the plane.

Ross: No, you don’t.

Rachel: Yes, I do.

Ross: No, you don’t.

Rachel: They’re waiting for me, Ross. I can’t do this right now, I’m sorry. I’m sorry.

Ross: Rachel?

Rachel: I’m so sorry.

(She boards the plane, Ross cries)

Ross: I really thought she’d stay.

Friends 10×18, The Last One

Could We Start Again Please?

Novembre 26, 2008

Stasera non ce la faccio, più del solito. Mi si è allargato il vuoto, e sta risucchiando tutto al doppio della velocità. Scoppio a piangere, e non mi fermo. Poi mi fermo, mi sembra finito, e ricomincio. Mi manca qualcosa dentro e non lo trovo, quel che non c’è più non può tornare, e non vuol tornare.
Quando sto così mi sembra non ci sia soluzione. Mi sembra di essere in una maledetta via senza uscita, dove non c’è altro che questo. Dove il vuoto è lì e si allarga e si restringe ma non si chiude, e quando fa quello che sta facendo stasera preferirei mi ingoiasse in fretta e tanti saluti a tutti.

Quando sto così mi sembra non ci sia soluzione, non la trovo; quel che non c’è più non ritorna. L’unico modo sarebbe pregare qualcuno o qualcosa perché faccia tornare indietro il tempo, a quando ero sereno, e che mi dia una bottarella per farmi prendere una strada diversa da quella che mi porta fino a qui. Riporta indietro il tempo, dannazione. Riporta indietro il tempo.

Dimmi quand’è

Novembre 24, 2008

E’ lunedì, fa freddo. Fuori nevicava, io dormivo. Il cielo è sempre bianco sporco. Fa freddo, in casa indosso i guanti. C’è anche silenzio, perché guardo lo spot dell’Amaro Averna, quello che è on air da ieri, quello sul quale una mia amica sta facendo un’analisi per un esame universitario, e durando 45 secondi finisce in fretta e youtube non ha il repeat e dovrei cambiare scheda ogni minuto e non è che sia la mia aspirazione di giornata. Click.

Dietro non so quale motivazione i miei venticinque Click. anni di vita mi hanno portato al programma della giornata di oggi, che prevede io debba andare a Milano e seguire il corso di Sceneggiatura Cinematografica, affrontando queste temperature maledettamente Click. rigide senza l’adeguato abbigliamento. Preferirei esageratamente starmene sotto le mie copertine varie a guardare tutti i telefilm che ho scaricato per fare in modo di avere qualcosa da vedere una volta finito Friends. Tra l’altro mi è stato spiegato che il mio problema con ‘le fini’ sporca anche quel che riguarda libri e serie tv, facendomi bloccare alle ultime pagine o puntate per evitare di dovermi staccare dalla mammella della storia. Click. Non a caso mi restano da vedere solo due puntate di Friends, e credo che staranno lì inguardate a lungo avendo già iniziato ‘Reaper’, che mi aspettavo fosse un po’ meno una stronzata: intendo dargli un’altra chance con la seconda puntata, ma venisse bocciato ho già pronta la prima serie di ‘Californication’. Ho dei problemi, lo so da me. Click.

“Dimmi quand’è l’ultima volta che ti sei fermato un po’…”
Enri’, io sono fermo. Sono un sasso. Prova semmai a chiedermi “Dimmi quand’è l’ultima volta che hai mosso il culo un po’”, e allora lì cominciano le mani sulla faccia e le dita nei capelli e gli sbuffi perché non mi viene in mente niente. Sono stantio, lo so, in particolar modo mentalmente. Non lo faccio apposta. Quindi mi sia tolta metà della colpa. Click.
“Dimmi quand’è l’ultima volta che ci hai riso un po’ su…”
Francamente ci rido su, ci piango su, ma cambia nulla. Sì, è bene riderci su, d’accordo. Ma magari sarebbe ancora meglio che le cose andassero un pelo diversamente. Toh, prendi l’università. Quegli stronzi non mi hanno ancora mandato i documenti che devo far firmare ai vari tutor per poter iniziare il tirocinio. E domani perciò vado in Fiat a farmi due chiacchiere e a sentire cosa farò, ma poi dovrò andarci ancora per le firme per colpa di quegli stronzi. Giuro che quando avrò finito e brucerò tutta la facoltà, i primi ad andarsene saranno quelli degli uffici e delle segreterie. Perciò, Enri’, io per ridere ci ho bisogno di una motivazione: diffida dalla gente che ride sempre, perché può essere che abbiano una paresi come il Joker o Click. che semplicemente siano dei beoti.
“…e quella volta che tuo padre erà lì…”
Sì. Era suo padre, in realtà, ma fa lo stesso. E’ stato parecchio imbarazzante. Vorrei non parlarne. Anche perché lei me l’aveva detto che fare sporcellate sui sedili posteriori della macchina mentre i suoi stavano davanti era un po’ rischioso. Ma sai com’è, quando la libidine ti assale… e meno male che sua madre dormiva. O forse era paralizzata e con gli occhi sbarrati. Non lo saprò mai, anche perché quando la mia ragazza è venuta ha tirato un urlo che ha fatto inchiodare e scendere dall’auto il padre: mi ha trascinato fuori dalla macchina, sbattuto la testa contro il finestrino e accoltellato alla gola (questi uomini focosi), passandomi poi con le ruote sulla testa dopo aver gonfiato sua figlia di schiaffi. Sì, credo che in qualche punto della storia la madre si sia svegliata, nonostante non abbia mai accennato un movimento. Click.
“…o quando hai detto di no”
Non lo so quando ho detto di no l’ultima volta, ma su quel pezzo di spot una mia amica ha voluto intervenire.

lapitzi: il sorriso della tizia che scende dalla macchina non è per niente plausibile
brian.: no
brian.: è vero
lapitzi: nel mondo reale al posto di quello ci sarebbe stato il labiale di un bestemmione da crepa
brian.:

“Dimmi quand’è che hai vissuto le piccole cose col gusto pieno della vita”
Caro Enrico Ruggeri, tu che canti un testo scritto da altre due persone, se mi conoscessi sapresti che io ci campo di queste piccole cose, di cose che sono spesso anche inutili. Io sono per il dettaglio, per la poesia; io sono un romantico, una persona in bianco e nero che, se potesse godere dei colori a pieno carico, sarebbe indescrivibile. Però le vivo a modo mio, le piccole cose: non con il gusto pieno della vita, ma con quello mezzo pieno, che in fondo è comunque meglio di quello mezzo vuoto dal quale attinge la maggior parte della gente. La mia carezza è malinconica, il mio sorriso agrodolce, l’abbraccio commosso, l’addio lacrimevole. E’ il mio universo, e il gusto della mia vita è questo. Chissà se mai cambierà. Click.

E poi quante cose vuoi sapere. Invitami al tuo programma e parliamo quanto ti pare.