Vorrei che fosse amore, amore quello vero
la cosa che io sento e che mi fa pensare a te
vorrei poterti dire che t’amo da morire
perché è soltanto questo che desideri da me
se c’è una cosa al mondo che non ho avuto mai
è tutto questo bene che mi dai
vorrei che fosse amore
ma proprio amore amore
la cosa che io sento per te
vorrei che fosse amore, amore quello vero
la cosa che tu senti e che ti fa pensare a me
vorrei sentirti dire che m’ami da morire
perché è soltanto questo che io desidero da te
se c’è una cosa al mondo che non ho avuto mai
e’ tutto questo bene che mi dai
vorrei che fosse amore
ma proprio amore amore
la cosa che io sento per te

Andavo a cento all’ora

Settembre 20, 2008

Sono l’unico che quando va in autostrada e sorpassa una macchina (qualunque, ma non troppo arrogante o di grossa cilindrata o che costi tanto… deve essere simpatica, come le Lapo-Fiat), poi magari viene risorpassato (sempre senza arroganza, eh) e dopo una ventina di chilometri non si sa come se la ritrova ancora accanto, ci si affeziona? Che poi se prende un’uscita prima della mia quasi mi dispiace… sembrava si fosse un po’ compagni di viaggio, si avesse qualcosa in comune.
Come anche alle volte per le strade provinciali e statali capita di fare quarti d’ora dietro o davanti a qualcuno, sempre lo stesso, e dopo un po’ ci si abitua anche alla sua faccia… Ecco, mi sa che qualche volta, quando ero a rimorchio di qualche sconosciuto che senza saperlo condivideva il mio itinerario per un lasso ragionevole di tempo, se poi ci si doveva dividere, io un colpetto di abbaglianti gliel’ho dato. Così, per salutarlo. Grazie della compagnia, buon viaggio. Chissà se anche una sola volta alla flashata sono stato capito.
Oggi mi è piaciuta una cosa: facevo la tangenziale ovest, e ormai tutti noi sappiamo a memoria dove sono gli autovelox fissi che si trovano sul percorso. Insomma, si andava belli spediti e poi di colpo abbiamo rallentato, come uno stormo che senza fare versacci o segnali sa quello che deve fare. I conducenti delle due auto che si sono trovate accanto, davanti a me, si sono guardati e hanno sorriso. L’ho fatto anch’io, perché sono uno di quelli che vorrebbe tornare indietro di un centinaio o più di anni per salutare le persone che incrocio per la strada. Per gentilezza. Alla fine siamo sulla stessa Terra tutti quanti… perché dobbiamo far finta che ognuno vive in questo mondo da solo?
Poi penso bene a chi sono questi altri, e mi rendo conto che in realtà io ho imparato a detestare il prossimo. E’ colpevole a priori. Perciò il mio saluto se lo può scordare, finché non fa qualcosa per pulirsi del suo peccato originale di essere un prossimo. Mi dispiace, questa è la mia testa e le regole le faccio io.

Un romantico a Milano

Settembre 11, 2008

Secondo me entro sera caccio un urlo che lo sente persino un sordomuto. Sono inqueto, irrequieto, e non ho idea di cosa fare. La situazione non è facile, e comincio a sentirla pesante sulle mie spalle. Ho passato tre giorni di quasi leggerezza: sorridevo, non m’innervosivo, mi sentivo sereno. Ora, chi mi conosce di voi, mi dica da quanto non mi si vedeva così. In realtà forse non mi ha visto nessuno in quei tre giorni, ma fidatevi. Poi tutto è andato a complicarsi, a svanire, e senza nemmeno il tempo di rendermene conto mi sono ritrovato con un sano pugno di mosche in mano. Tra l’altro, sapessi come cucinarle…
Adesso mi trovo lì, impotente, davanti a un negozio di pasticcini. Ma di quelli buoni, santo cielo, quelli della pasticceria che c’è in vacanza. E mi sono legato le mani perché l’unico modo per prendere i dolci è tirare un pugno alla vetrina e romperla, e io a quella vetrina ci tengo non poco. Quindi che si fa? Si fa che stai lì, fai due passi a destra, due a sinistra, fai avanti e indietro. Ogni tanto butti l’occhio, perché quei dolcetti sono di un buono che si vede solo a guardarli, ma poi ricominci a camminare. Aspettando cosa, non lo so. Che mi passi la fame? Che i pasticcini vadano a male? Che impazzisca e cominci a ballare come una scimmia rabbiosa? Non lo so. Ma secondo me entro sera, con tutto quello che mi sto tenendo dentro, caccio un urlo che per quanto siano lontani lo sentono la vetrina, i pasticcini, le cucuzze e tutto il cucuzzaro.

Non so che fare… e non voglio perdere né una cosa, né l’altra. Adesso come adesso, le ho perse tutte e due.