Io non capisco più. E non ci tengo più nemmeno a capire quello che succede nella mia testa e in quella degli altri. Troppo, troppo tempo passato a chiedermi cosa ci sia dietro a facce, parole, espressioni, sospiri e sguardi: ci ho preso tante volte, ma ho anche sbagliato. E adesso sono stanco, voglio spegnerlo un po’ questo scanner che va avanti e indietro lasciando una scia rossa, indiscreto ma letale. Vorrei proprio cadere a terra sulla schiena, sbuffare e dire basta. Certe volte le cose diventano troppo complicate anche per me, perdo di vista quello che conta, tutti i colori si mescolano e io non riesco più a pensare, a sapere cosa voglio e cosa no.

E adesso non voglio chiarezza. Voglio solo silenzio. Un angolino per me, in uno spazio di vuoto tracciato in camera mia, dove stare lì senza esistere per nessuno. Senza dover piangere per qualcuno, senza dovermi sentire inferiore a qualche stronzo che mi ha soffiato la regina lasciandomi in ginocchio, senza dover sentire il peso di tutte le colpe che ho e che non ho. In quell’angolino le lacrime sono bandite, ci sono solo io e sono assolutamente lontano da quello che accade nella mia vita. Sono come un personaggio di un fumetto nella sua scheda di presentazione, dove non deve rendere conto di quello che fa; è lì, viene descritto con vaghe parole e non ha colpe, non ha pregi, non ha difetti e non ha meriti. Come un attore in pausa, ancora vestito con i costumi di scena, in quel momento in cui è a metà tra maschera e realtà.
Se qualcuno volesse cercarmi, mi troverà lì. In un angolo. Se doveste conoscermi superficialmente non vi sembrerò molto me stesso, se invece direste di sapere molto di me allora la mia pelle sarà ancora più trasparente. E penso sarebbe anche bello trovarci lì, come se fossimo nello spazio profondo lontani dai problemi e dalle parole, in un posto senza regole, obblighi e comportamenti forzati. Essere se stessi in mezzo al vuoto.
Sono stanco, e ho voglia di stare fuori dallo spazio, fuori dal tempo; suonando ‘Lizzy’ con la chitarra e aspettando senza davvero aspettare.

p.s.: Non c’entra nulla, ma che bello: stanotte ho scritto all’artist management di Ben Kweller chiedendo perché non hanno previsto una data italiana per il tour europeo di fine anno, e stamani mi hanno risposto che le date che farà sono un warm-up prima della tournee seria che promuoverà l’album nuovo e che toccherà anche l’Italia tra un anno. Poi l’ho aggiunto su twitter e leggendo quello che ha scritto nel bio ho pensato che è esattamente quello che ho sempre immaginato di dire di me nel caso fossi diventato un cantautore, perché la vera essenza è quella, se ami la musica. E quando la ami si avverte in ogni pezzo che scrivi, che suoni e che canti. Il ragazzo ha talento, davvero.

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