Il tempo passa, e io mi lascio trascinare da lui come se fossi un vitello catturato con un lazo/cappio al collo. Non ho poi molto da scrivere, o guardando la frase sotto una prospettiva diversa posso anche dire che non mi va di scrivere quel che ho.
L’appello di Analisi B si avvicina, e io non riesco a concentrarmi per più di qualche minuto; i miei occhi e la mia voglia si girano al contrario quando comincio a leggere concetti e scrivere esercizi su quella roba. Nella testa mi girano parole sentite a voce, lette via mail e via sms, e mi “diverto” a trovarne sensi (unici, doppi o vietati), toni e significati. L’unica immagine mentale che ho mi vede nel tentativo di provare a camminare sul mare dopo aver calzato ai piedi dei braccioli per bambini: mi viene da pensare che non sia proprio il massimo come stabilità e sicurezza, e infatti la sensazione che ho è di perenne agitazione. La cosa che continuo a chiedermi è quanto sia densa l’acqua, perché poi il punto è solo quello; conoscessi il fluido sul quale sto provando a muovermi mi sentirei più tranquillo, ma forse sarebbe anche troppo facile e poco affascinante (sicuramente sarebbe noioso per i telespettatori). Quindi insomma, è un po’ bello star così, in un limbo che potrebbe essere bello o brutto ma che per ora non si rivela.
Qualcosa si sta smuovendo in ambito vacanze: dal nulla che avevo in mano stanno saltando fuori proposte e idee che mi fanno fantasticare, agitare, sorridere e preoccupare. In certi momenti vorrei fermare il tempo per evitare di prendere decisioni, in altri vorrei far avanzare velocemente il nastro. Resta che lui (o la vita o il fato o la luna o quello che è) va come gli pare, e come dicevo prima mi trascina alla velocità che preferisce. Se devo mangiare polvere o spassarmela, decide comunque lui. Mi sento sempre meno potente e più succube dei miei difetti e delle scelte che mi pone, dove ad ogni dubbio devi pregare di non sbagliare strada un’altra volta. Alla fine ho ragione io che sono Trumanista: girati come ti pare, tanto le telecamere sono ovunque e gli autori ti spostano come se fossi una pedina del Monopoli.
Stasera tornavo a casa dopo aver lavorato al concerto di Celine Dion ed essermi fermato a parlare col fratellino mio, e con la testa piena di dubbi e incertezze nel domani, con il vento nei capelli, ascoltavo la canzone adatta al momento.

Starry nights, city lights coming down over me
Skyscrapers and stargazers in my head
Are we we are, are we we are the waiting unknown
This dirty town was burning down in my dreams
Lost and found city bound in my dreams

And screaming
Are we we are, are we we are the waiting
And screaming
Are we we are, are we we are the waiting

Forget me nots and second thoughts live in isolation,
Heads or tales and fairytales in my mind
Are we we are, are we we are the waiting unknown
The rage and love, the story of my life
The Jesus of suburbia is a lie

And screaming
Are we we are, are we we are the waiting unknown
Are we we are, are we we are the waiting unknown
Are we we are, are we we are the waiting unknown
Are we we are, are we we are the waiting unknown
Are we we are, are we we are the waiting unknown

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