Medicina moderna
Maggio 20, 2008
A questo punto ho quasi trovato la motivazione che mi serve. Le sedute terapeutiche mi aiutano ad accettare il problema che mi affligge: loro dicono così, anche se a me in realtà non mi sento afflitto. Loro dicono che soffro a causa di una mancanza di serotonina. Loro dicono che le mie sinapsi avvengono troppo poco regolarmente perché il mio cervello possa funzionare correttamente, perché io abbia un apparato neurologico in ordine e perché io possa vivere bene.
Quando entro nei loro uffici vengo accolto da sorrisi di plastica studiati sin dai tempi dell’università, collaudati durante il praticantato e largamente perfezionati negli anni di lunga e onorata carriera. D’altronde il loro lavoro è quello di fingere, di avere a che fare con persone che hanno bisogno di costruirsi una realtà immaginaria attorno a sé, e questi dottori in recitazione sono semplicemente perfetti nel loro ruolo. Mi guardano e vedono in me un continuo miglioramento, seduta dopo seduta. Mi danno pillole e avvertenze, mi salutano compiaciuti. Quando volto le spalle per andare via mi assale un senso di confusione, mi sento come una figura di una carta da gioco, per metà dritta e sorridente, per metà capovolta, a testa in giù e triste, in caduta libera.
Questo ospedale è grande. E’ enorme. E’ pieno di medici e infermieri che si aggirano seguendo le loro traiettorie predefinite, come fossero cartonati incollati su pattini che percorrono piste di binari a circuito chiuso. Ogni tanto incontro qualche paziente; io saluto, saluto tutti. In fondo non siamo molto diversi gli uni dagli altri in questa struttura, tutti fratelli curati e accuditi dallo stesso padre che si domandano se quello che gli viene detto di fare è per il loro bene oppure no.
A piedi dopo circa un’ora raggiungo il mio reparto, la mia stanza. Mi siedo sul letto. Rileggo le avvertenze e prendo le mie pillole. Ripeto la mia preghiera, fino ad addormentarmi.
Credo nella medicina
credo nella terapia
credo nell’analisi
perché io credo in me
è così incoraggiante, cazzo.




