Where are you, and I’m so sorry
Aprile 8, 2008
Succede che ti svegli una mattina, e con una riflessione particolarmente ottimistica pensi che la tua ex ex potrebbe morire da un momento all’altro, e che vorresti ricordarle che le vuoi bene, visto che non ci si sente mai. Prendi in mano il cellulare e poi lo rimetti sul comodino, bofonchiando mentalmente che forse comunque non è il caso.
Succede che torni a casa nel pomeriggio e c’è qualcosa che si muove nei pantaloni. Lo prendi in mano e lo tiri fuori. Armeggi coi tasti e il messaggio che è arrivato ti notifica che una persona in mattinata è finita contro un autobus, svenendo in strada e facendosi schiacciare i capelli dalle ruote dello stesso: gesso da inguine a caviglia e un trauma cranico.
Questo mi dà l’ennesima conferma che tu regista e voi sceneggiatori che mi guardate dalla Luna avete anche la capacità di leggermi i pensieri, con chissà quali tecnologie avanzate. Non capisco però perché vi divertiate a fare solo del male e a generare inutile sofferenza. Lo capirò domani sera, quando al corso di scrittura creativa mi verrà detto che per realizzare una storia di interesse e darle dinamismo è necessario un conflitto, o antagonismo, cosicché il fruitore abbia interesse nel seguirla.
Io capisco che voi abbiate contratti astronomici coi vari partner pubblicitari, ma un po’ di antagonismi in meno e qualche accenno di generosismo in più renderebbero maggiormente sereno e voglioso di portare avanti questa storia il vostro Truman di turno. Grazie.




