Sitting on my crucifix
Aprile 7, 2008
E inizia una nuova settimana, come ne finisce un’altra.
Finisce con un weekend stravolgente sotto l’aspetto fisico, avendo lavorato non tanto in fatto di tempo quanto per lo sforzo, oltre alle ore tardissime in cui sono uscito da teatro (grazie mille… e sì, ce l’ho con voi centinaia di maledette bambinette urlanti che dovete ASSOLUTAMENTE farvi fare autografi e foto con i vari attori di High School Musical, autografi e foto che tra tre o quattro mesi non cagherete nemmeno se ve li lanciano in faccia mentre io ho sudato e faticato così tanto che levati per far cordone umano davanti a voi, con i muscoli della schiena che bruciano ancora adesso per le ore ininterrotte passate in piedi).
Che io poi sento tanto i cambi di stagione e ci metto almeno sei settimane a riprendermi; tenendo conto che ce ne sono quattro ad ogni giro, passo quasi metà anno ad essere stanco e svogliato e di umore instabile. Per non parlare di questo periodo in particolare, in cui sembra che le stagioni siano cambiate tutte assieme e che ogni mattina abbiano cambiato l’ora legale a cazzo e che non importa con che piede scendo dal letto, che io e il resto del mondo attorno a me sappiamo che è sbagliato a priori, perciò lui gira volentieri alla larga.
Finiscono i weekend, le stagioni e le giornate. Le altre cose vanno avanti, e mentre prima lo facevano da sole col mio corpo che compiva movimenti automatici senza farmelo pesare, adesso ho un’inerzia incredibile nel prenderlo e spostarlo e andare di qua e di là. Vorrei solo starmene in un angolo della stanza in compagnia dei nuvolotti di polvere, e invece gli impegni che ho accumulato in questi mesi cominciano a spingere e a rompere.
E inizia una nuova primavera, la ventiquattresima che viene assaggiata dalla mia pelle, odorata dal mio naso e osservata dai miei occhi. Guardo fuori. Appesi ad ogni gemma, ad ogni foglia e ad ogni fiore, ci sono tantissimi ricordi grandi e piccoli, intensi e leggeri, tutti con noi due in mezzo. Metto una mano in tasca e non ho mollette per attaccare altro, e se ne avessi le butterei nel primo tombino o le scaraventerei in mezzo alla strada, che se devo rovinare altre cose belle preferisco mi mozzino le mani.
Nella classifica, insieme alle altre, non c’è dubbio che questa primavera sia la peggiore e la più inutile.








Aprile 9, 2008 at 12.48 pm
sono passata di qua, lascio un saluto