The world is wide, the time goes by
Aprile 29, 2008
Il tempo passa, la vita va avanti un po’ uguale e un po’ diversa. Mi sto sforzando di lasciare al passato quello che gli appartiene e di scivolare in avanti, perché prima o poi bisogna farlo.
Ad ogni modo, da qualche settimana ho ritrovato la voglia di uscire, di vedere gente, di fare cose. Mi sto rimpinzando di feste, di serate, di locali, di risate e di lacrime; stringo rapporti con persone e mi lascio tirare in mezzo. Ho in parte ricominciato ad accorgermi che per quanto sia e sia stato difettoso e stronzo, qualcosina di buono c’è in me. Direi che è un passo avanti rispetto a quando non vedevo l’ora di tornare a casa per passare il tempo in camera mia da solo.
L’università procede a modo suo, visto che ho solo un corso da seguire. Nel frattempo frequento quei due corsi serali (scrittura creativa e dizione): sono sempre più interessanti, l’unico aspetto negativo è lo sbattimento di dover tornare a casa così tardi e di togliermi il tempo che vorrei usare per andare in piscina. Perché ieri mi hanno chiamato quelli del lavoro da assistente di volo, e avendo superato con successo la prova d’inglese sosterrò il primo colloquio, quello di gruppo, settimana prossima. Gli step successivi sarebbero un colloquio individuale, uno in inglese e una prova di nuoto, che è la cosa che mi preoccupa maggiormente. Per questo motivo andrò in piscina.
Insomma, avrei dovuto essere felice di questa notizia, come credevo che lo sarei stato per altre cose. E io invece non so come sentirmi, non riesco a capire cosa voglio e cosa non. Fino a ieri vivevo in un limbo non sgradevole, avevo trovato il modo di stare abbastanza bene e di stare un po’ sereno. Ma il tempo va avanti, e tu vieni trascinato con lui. E succede che vieni ri-aggiunto alla lista contatti di una certa ragazza, e come sottonick leggi “lgfuad”. Succede che arrivi alla fatidica settimana che ti spaventava da parecchi mesi, quella tra il 25 Aprile e il 2 Maggio. La settimana che comprende il compleanno di una certa ragazza, insomma. La tradizione voleva che si andasse in Liguria per festeggiarlo, per farle passare qualche giorno al mare allontanandosi da casa, per visitare l’Acquario con le classiche fotografie da aggiornare di anno in anno. Domenica mattina stavo tornando a casa con Klitt, la giornata era calda, io vestivo solo una t-shirt e avanzavo lungo la tangenziale con i finestrini abbassati e il braccio allungato fuori. Ho avvertito proprio quello che non volevo: la stessa sensazione provata gli anni passati in questo periodo dell’anno provocata dal sole, dai papaveri sul ciglio della strada, dal cielo che prima delle otto di sera non si spegne, dagli occhiali da sole di mio padre sul naso.
Si avvicina il suo compleanno, e io credevo di non aver voglia di fare niente di particolare. Una specie di giornata addobbata a lutto, pensando a quello che succedeva e che facevamo gli anni scorsi. Anzi, avevo anche pensato di rifarlo da solo, andare all’Acquario e fare le foto e gironzolare in macchina e di andare in qualche paese lì vicino, magari a Recco, e mangiare un pezzo di focaccia e tornare indietro. Adesso però ho cambiato idea, sotto un certo aspetto sembrerebbe patetico anche a me. Ormai devo convincermi che il primo giorno di Maggio è un giorno come un altro, per me, ed è così che lo vivrò.

